Ultima modifica: 9 Febbraio 2021
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Il Giorno della Memoria dalla parte dei ragazzi.

Anche quest’anno è stata numerosa e sentita la partecipazione dei nostri studenti agli eventi legati al Giorno della Memoria. A qualche giorno di distanza dall’incontro ‘A vent’anni dal primo Giorno della Memoria’ è stato chiesto ai ragazzi quali sono stati per loro i momenti più significativi  delle testimonianze e dei ricordi  delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, di Kitty Braun, di Vera Jarac e di Enrico Pieri. Cosa è loro rimasto dentro, cosa li ha colpiti e come hanno rielaborato le storie dei sopravvissuti. La risposta dei ragazzi è stata straordinaria. Qui di seguito ne riportiamo alcuni brani tra i più rappresentativi. Sono pensieri, resoconti, brani di lettere idealmente inviate ai testimoni, disegni.

Tratto comune che si ritrova in molti degli scritti è stato lo sbigottimento di fronte agli episodi più crudi delle storie riportate ma anche il processo di immedesimazione e partecipazione emotiva:

Pieri racconta come sia riuscito a salvarsi grazie all’aiuto della famiglia Pierotti […] posso solo immaginare cosa accadde dopo. Immagino il silenzio assordante rotto dalle urla e dai pianti dei sopravvissuti. Ricordo poi una frase in particolare: non c’erano più bambini a giocare per le strade…un’immagine difficile da dimenticare.

( Francesca  )

Cara signora Kitty,

Mi sono permesso di scriverle per ringraziarla della sua testimonianza, sono sicuro che per lei parlarne sia sempre un grande dolore, dolore che niente e nessuno le potrà mai togliere, so che sicuramente ciò che le scrivo lo avrà sentito ripetute volte da tutti coloro che, prima di me, hanno ascoltato i suoi ricordi. Lei ha detto che quando gli inglesi sono entrati nella baracca dove lei abitava, l’unica cosa visibile erano i loro occhi, pieni di incredulità e orrore, e questa cosa mi ha fatto capire, forse per la prima volta, tutto ciò che voi avete vissuto.

( Joshua )

Sono convinta che per loro sia molto difficile tutti gli anni ricordare nuovamente quello che hanno passato e raccontarlo, penso che per loro sia un dolore ma allo stesso tempo una liberazione.

( Melissa )

La storia che mi ha interessata di più è stata quella di Kitty Braun, non tanto per tutte le cose atroci che le sono accadute, ma per la sensazione che mi ha fatto provare raccontando del suo piacere nel dormire in un letto, o di mangiare una patata. Cose semplici come queste mi hanno fatto pensare: “ma davvero mi capita di lamentarmi pur avendo una vita così facile?”. In confronto mi sono sentita troppo fortunata.[…]

( Anna )

Ho immaginato di trovarmi nelle baracche fredde e diroccate, di indossare gli zoccoli che durante l’appello si bagnavano tutti, di mangiare il poco che vi concedevano e di stare lontano dalle persone a me più care.

( Davide )

Dopo aver riflettuto sul suo racconto ho deciso di prendere l’iniziativa di rappresentare con un disegno in digitale Kitty da bambina, dopo essersi accomodata sotto le coperte di un letto lindo e profumato, come nel suo carissimo ed indimenticabile ricorso. Ho raffigurato, sopra un bianco e perfetto momento di serenità, uno sfondo nero con fili spinati a tagliare quella circostanza, a raffigurare il terribile passato nel campo di concentramento.

( Alessandro )

Ma non c’è solo la commozione. Alcuni studenti hanno colto l’importanza della testimonianza, quasi il suo valore etico:

Quando era solo un ragazzino [ Enrico Pieri ] i tedeschi entrarono nel suo villaggio e uccisero tutti tranne lui e pochi altri. Lui è stato uno dei primi ad esporre la sua storia e nonostante lo abbia fatto attraverso uno schermo mi ha colpito molto vedere come queste persone abbiano vissuto dei momenti così terribili e nonostante tutto siano ancora qui a lottare per evitare che tutto questo accada di nuovo.

( Matteo )

A mio parere, per quanto possa fare male, ascoltare storie del genere, storie di fuga, di morte, di sofferenza e di odio, ci aiuta a capire.

( Alex  )

Vera Jarac ci ricorda l’importanza di questo giorno, l’importanza di parlare ai giovani per non dimenticare nel corso degli anni posando l’attenzione sulla cosa probabilmente più dolorosa da immaginare, i bambini deportati e uccisi e, se sopravvissuti, segnati per sempre.

( Alessia )

la frase che più mi è rimasta impressa è stata sicuramente quella pronunciata da uno degli ex deportati apparsi nel video, ovvero: “deve diventare coscienza perché non puó essere sempre solo memoria”.

( Giada )

Altro filo rosso che lega le riflessioni degli studenti è l’idea di speranza, di fiducia nel futuro e nei giovani che hanno loro trasmesso le voci che hanno ascoltato:

Il ( loro ) racconto mi ha dato molto su cui riflettere specialmente sulla speranza, la speranza che nonostante tutto quello che stavano vivendo era sempre in loro .

( Leonardo )

[ Vera Jarac ] mi ha dato un senso di pacela sola persona in sé, gentile, positiva e ottimista. Ha perso suo nonno nella Shoah; sua figlia Franca è una delle vittime della dittatura argentina, eppure è lì sorridente, non si arrende e non dimentica, ci saluta con un ultimo messaggio, di allearci per poter costruire un mondo migliore.

[Tatiana Bucci ] ripone molta fiducia nei giovani  e ci saluta dicendo  che non dobbiamo farci coinvolgere in niente, pensare con la nostra testa e non rimanere indifferenti. 

( Cecilia ) 

Un altro aspetto chiave dell’incontro è stato rilevato dai ragazzi: l’esigenza che la memoria diventi storia e conoscenza esatta di ciò che è stato:

Dato il forte impatto che le testimonianze, i racconti e il filmato sul treno della memoria hanno avuto su di me, ho deciso nei giorni scorsi di vedere dei film e dei filmati originali per provare ad immedesimarmi in coloro che hanno vissuto in quel periodo.

( Leonardo  )

Ammetto che sono rimasto molto incuriosito da questi racconti e ho deciso

dopo la live di informarmi e ho scoperto che 8 milioni di persone in tutto il mondo sono convinti

che la Shoah non sia esistita, personalmente penso che con tutte le testimonianze con tutti i

racconti e con tutte le documentazioni si ridicolo pensa che nel 2021 ci sia ancora qualcuno così

ignorante su certi argomenti.

( Matteo  )

Nei loro resoconti e nelle lettere che immaginano di inviare ai testimoni emerge anche gratitudine:

L’incontro è stata un’esperienza davvero unica ed emozionante. Ringrazio di cuore tutti i testimoni per averci dato la possibilità di comprendere […].

( Daria )

Ma il passaggio più importante colto da tanti studenti e studentesse è che questi incontri e il racconto delle memorie è un ideale passaggio di testimone:

 I racconti, le testimonianze e il punto di vista di chi ha vissuto personalmente a quel tempo la tragedia della guerra e della deportazione mi ha dato molto da riflettere su quanto il ricordare di questi momenti e di queste testimonianze sia un dovere per tutti.

( Leonardo )

“non siate indifferenti perché ognuno di noi può sempre scegliere da quale parte della storia stare”, questa frase mi ha colpita nel profondo e di certo non me la scorderò.

( Cecilia )

La sofferenza di quei bambini si vede ancora negli occhi e nei volti, un po’ rugosi, di quelle persone che oggi ci raccontano gli orrori di quei luoghi, dove non c’era  umanità. Lo loro storie, una più commovente dell’altra, devono essere oro nelle nostre mani. Non pensiamo che il Giorno della Memoria sia un giorno come un altro, perché è importante ricordare tutto, dalle azioni orribili dei nazifascisti ai volti con i sorrisi e gli occhi lucidi di chi ci è uscito vivo da quei luoghi.

( Giada )

La Giornata della Memoria, non serve solo a commemorare quei milioni di persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà ormai quasi 80 anni fa. Serve piuttosto a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso, noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto. Per evitare, quindi, che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta, occorre ricordare e soprattutto capire […].
( Matilde )

I ragazzi hanno ascoltato dunque, e hanno capito. La loro commozione, le loro domande, la profondità delle loro riflessioni ne sono la prova più chiara. Evidentemente ‘A vent’anni dal primo Giorno della Memoria’ un percorso è stato fatto e sta cominciando a dare i suoi frutti.

 




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